la solitudine (non di Marco)

 Ho letto sul domenicale inglese The Observer un’intervista all’autrice St Vincent, al secolo Annie Clark. Annie Clark è tosta, a parte per quello che fa – la sua musica può piacere come no, ma di certo non può lasciare indifferenti – mi è proprio piaciuto quello che  è scaturito dalle sue parole: la sua carica d’indipendenza, la sua ricerca musicale continua – come l’ultimo splendido sodalizio con David Byrne che ha dato alla luce Love This Giant – . Annie Clark ha trentuno anni e quindi inevitabilmente si finisce, si anche nell’ottimo The Observer,  a parlare di solitudine e fidanzati. St Vincent dice di non avere una relazione al momento e di stare bene così.  Il suo album di debutto (2007) si chiama ironicamente Marry Me, perfetto  per una che “non ho neanche mai immaginato il mio vestito di nozze” e “che un giorno o l’altro mi piacerebbe avere dei figli, ma non ho per ora un desiderio materno così accentuato”. 31 anni, non avere né un fidanzato, né prevedere figli nell’immediato futuro. Fare bellissima musica. Senza lamentarsi della solitudine, anche se Marco se n’è andato via. Grazie Annie Clark

Merry Me John, Merry me John/I will be so sweet to you/You don’t realize that I’m gone/You don’t realize that

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Ma sono sicura che molti non ci crederanno. Perché spesso è così, quando una persona non è accoppiata e ti dice che comunque è serena, ecco questo può suonare veramente strano, può suonare come una enorme cazzata detta per autodifesa e amor proprio. Cinici, aridi, crudeli. Eppure un tempo la solitudine non era vista come qualcosa di così assolutamente mortale e sfigato. La scrittice Sara Mailtland nel suo libro How to be alone (Macmillan) parla esattamente della solitudine, e della sua scelta un pò radicale di vivere isolata dalla comunità in mezzo alla campagna inglese. Lei parla di solitudine come scelta esistenziale affermando di aver trovato la sua dimensione di felicità. Perché non crederle? Deve essere per forza una sociopatica? Mailtland tocca uno dei tabù della nostra società – essere soli ed esserlo coscientemente ed esserlo pienamente –   affermando che ora essere soli “is an insult, because we fear for such woman – and now men as well – who are probably sociopaths”.

Perché non si può accettare l’essere e il non essere in coppia come due forme di esperienza diverse e non una meno valente dell’altra? Sono dimensioni, casualità della vita, a volte ricercate a volte no. Ma perché non imparare a godere di entrambe?  L’autrice racconta di quando si trova in situazioni mondane – vive isolata ma non reclusa – e le viene chiesto del perché è single,  questa domanda idiota le viene spesso fatta da coppie compiaciute come se loro si sentissero salve: “The questioners know this, and the insight they believe it affords comford them. They are safe”.

 9780230768086

You see noone is supposed to be single, If we are, we must account for our deficiencies

Se tu sei single, allora sei alla ricerca disperata di qualcuno. Se poi hai trentanni o più, e sei una donna,  la tua ricerca deve essere disperatissima. Tanto da mettere da parte il lavoro, le tue passioni, da viaggiare in lungo e in largo per il globo per rendere esponenziale la probabilità d’incontrare qualcuno, da comprarti tutte le copie di Cosmopolitan o Man Health dove ti dicono le dieci mosse per accallappiare qualcuno. Cosi sarai salvo. E felice.

 Come dice St Vincent, per ora va bene così, poi si vedrà.

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