La vacuità de La Grande Bellezza e la mia voglia di astrofisica

“La vita  è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.” Ferdinand Céline –Viaggio al termine della notte 
 

Ho passato qualche giorno a Roma e fra le attività più significative in ordine sparso: la visione de La grande bellezza di Sorrentino, la lettura di una delle autobiografie di Margherita Hack, concerto di Anthony and the Johnsons all’ Auditorium, mattinata all’anagrafe  – per cui servirebbe un altro post –  cazzeggio estremo, che si sposa con Roma. Roma è così bella (ma bisognerà ancora dirlo?) che sembra non incitare a fare altro che vagare fra le sue strade e godere nei suoi flutti, nelle sue chiacchiere, nel suo continuo rivolgersi a se stessa come una donna che non ha altro piacere se non aver qualcuno che continuamente le dica: quanto sei bella. Ho visto La grande bellezza appena arrivata da Londra e ho sentito un corto circuito socio culturale, ho letto l’autobiografia della Hack e ho sentito un altro scossone, ho visto Anthony il giorno dopo e la mia mente ha riniziato a deambulare fra pathos e razionalità, razionalità e pathos.

 Non capendo più se dovevo amare la fisica o fottermene di tutto e bermi un litro di gin tonic ascoltando un uomo che non ama essere definito uomo cantare in quella maniera splendida, e cosi profonda che ti chiedi, ma a che cazzo serve l’ astrofisica? Ma è soprattutto lo stridere fra l’intelligenza, l’ironia, l’incessante laboriosità della Hack e la vacuità che permane ne La grande bellezza ad avermi lasciato irrequiete le solite domande.

Chi siamo? Dove andiamo? E’ tutto inutile? E’ tutto utile? Le domande di quando avevo quindici anni insomma. Il viaggio al termine del nulla di Sorrentino mi ha affascinato, un pò divertito, un pò annoiato. E’ barocco, e sa di esserlo,  vorrebbe essere sublime. Vorrebbe. Tutto il film non è altro che un continuo ripetere – assordante come un carillon -e mostrarci la vacuità  di quel popoluccio di arraffoni, perditempo, narcisi, che siamo anche un pò noi, che non è solo Roma, o forse è più Roma. La grande bellezza è splendido, è così splendido che l’ideale sarebbe vederlo senza l’audio, muto. Oppure l’ideale sarebbe leggere la sceneggiatura senza vedere le immagini.
ImmagineE’ un romanzo unito a film. Troppo. Vogliamo vedere la bruttezza, vogliamo vedere il particolare della mela bacata, vogliamo vedere lo schifo e la bellezza della vita. Faccele vedere Sorrentino. So che ci riuscirai nel prossimo film. In questo hai sbracato.
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