cercare l’amore online è bellissimo e facilissimo – come comprare un barbecue su ebay – , non fosse per quella dannata scintilla e altre piccole questioni

 by Anna Vallarino

“Art director, simpatico e amorevole, mi diverto sia a passare una serata al pub che a casa a guardare un film” – uno fra i tanti incipit di profili online nei siti d’incontri, online dating come si dice nel mondo anglosassone. Se un tempo chi andava a cercare su Internet compagnia, amore o sesso era visto come uno sfigato – uno che non riesce a farcela nella vita vera – ormai il mondo virtuale fa parte della nostra quotidianità, anzi è la nostra quotidianità spesa tra social network, whatsapp e intermittenze virtuali di ogni genere. Se si usa internet per trovare l’idraulico, per trovare lavoro, per pagare le bollette, perchè non usarlo anche per conoscere persone? Lui che cerca lei, lei che cerca lui, lui che cerca lui e via dicendo, tutto è possibile, basta cliccare, mettere delle foto ( e non pensiate che tutti abbiano il dono dell’estetica, se ne trovano di davvero brutte e rapaci) e scrivere qualche frase compiaciuta, autoriflessiva, ironica –ognuno ha una diversa strategia (a volte davvero rovinosa) per attirare. Ma poi cosa succede? Succede che dal virtuale bisogna passare al reale, e qui la scommessa è aperta. Con tutte le speranze, con tutta la buona volontà, quale percentuale può esserci che un lui e una lei incontrati su Internet facciano partire la scintilla, il desiderio? L’attrazione è un fatto sistematico, fatto di gusti musicali, professioni, zone in cui si vive, quel film no e quel film si, occhi blu o occhi verdi? Credo proprio di no, altrimenti sarebbe una noia mortale, una questione di crocette.

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Che c’è di male nell’usare Internet per l’amore? Nulla. C’è sempre l’imprevedibile, l’inaspettato, la speranza, la curiosità che spingono a provarci, comunque. E poi mal che vada si passa una serata con una persona nuova, diversa, che altrimenti non si sarebbe mai conosciuta, mal che vada possiamo dire di averci provato, di aver provato anche questa, mal che vada – molti penseranno – ci scappa una notte di sesso, o due notti di sesso o tre notti di sesso, se siamo fortunati (se siamo sfortunati, una birra bevuta pensando ‘perchè sono qua? Come posso dileguarmi ?’ e ogni sorso un avvicinamento alla liberazione). L’azzardo, il nodo cruciale non è tanto l’esporsi lì, nel web, lì il processo è metodico: scegliamo le migliori foto ( e ripeto c’è gente che riesce a dare il peggio di sé! Bisognerebbe mettere un bando agli autoscatti fatti davanti allo specchio con lo smartphone in mano – magari in bagno), mettiamo quattro, cinque frasi che espongano il meglio (quanto siamo fortunati ad avere il lavoro che amiamo, gusti filmici complicatissimi ma non ti preoccupare baby, sono uno/a alla mano) e il profilo è fatto.Le cose si complicano quando bisogna fare il passo avanti, quello dell’incontro. Quando dai pixel bisogna passare alla realtà un misto di curiosità e rifiuto si uniscono all’ansia da prestazione: ora il mio profilo deve divenire realtà, e io devo rappresentarlo al meglio. Perchè tutto è già stato detto più o meno, la dichiarazione dei redditi già stilata, quello che manca ancora è il fattor X. Se si pensa, nella maniera canonica, normale – plain air – l’attrazione avviene così – uno sguardo, una frase detta nel modo giusto, un dettaglio fisico da cui difficilmente si può togliere lo sguardo -, insomma l’attrazione non è proprio programmabile a suon “di faccio questo e faccio quello, ho una bellissima famiglia che mi ama, amo andare in bicicletta e odio gli Hugg” (cosa tra l’altro apprezzabile).

 

Online tutto avviene al contrario di come fin dai tempi di Dante Alighieri e della sua Beatrice avveniva. Prima si sanno gusti e de-gusti e poi si scopre se c’è attrazione, slancio. Prima si compila il modulo, e poi si va in cassa a ritirare. Il primo incontro è una cosa forzata fra due sconosciuti, e per quanto voi siate spontanei, ironici e alla mano, non potete uscire da quella sensazione di artificio.

E così scoprirete che l’idea che vi eravate fatti (più o meno coscientemente) di lei o di lui non combacia con la realtà, che spesso è peggiore, a volte non male (ma comunque – indifferente) e raramente – una bellissima scoperta di un nuovo essere umano da scoprire, ma che magari non ha nessuna intenzione di scoprire voi. A dirla breve, credo che uno per riuscire a trovare l’alchimia in un sito online debba impegnarsi tantissimo, incontrando più persone possibile – un calcolo delle probabilità matematico e frustrante come un secondo lavoro. Indubbiamente gli imprevisti nelle relazioni umane vi sono sia che vi siate incontrati su internet sia nella sala d’attesa di un dottore, ma quel primo incontro dopo il contatto virtuale è così innaturale, così artificioso, così programmato da avere il sapore di un colloquio di lavoro, più che di una comunione di affinità elettive. Forse veramente una delle strade – dispotiche?- è quella disegnata dal film – un poco mieloso – Her di Jonze, neanche il bisogno di trapassare dal virtuale al reale, l’amore può benissimo rimanere lì: nel virtuale. Basta, essere reali è davvero noioso.

 

IO-e-Annie

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