La prima mezza maratona di Hackney, Murakami e l’inspiegabile voglia di correre a Londra

 by Anna Vallarino

“Il segreto della mia longevità? Andare di corsa da casa  al mio pub preferito.”
Jason Leonard

Se qualche anno fa mi avessero detto che mi sarei trovata a prendere parte a una maratona, avrei riso di brutto, giusto per schernire. Correre? E a che scopo tanta noiosa fatica? Ho iniziato a correre due anni fa, riluttante, giusto perché ero troppo incazzata e nuotare non sembrava abbastanza per lenire la rabbia. L’ho fatto anche spinta dalla voglia di perdere qualche chilo. Ho iniziato a correre forse anche perché ero a Londra: qua tutti corrono, corrono con gli zaini fra lavoro e casa, corrono alle cinque del mattino come alle undici di sera, corrono quando diluvia. Alla fine ti chiedi, ma perché io no? E poi ho iniziato anche a correre perché vivevo proprio vicino ai canali, ed è bellissimo percorrere i canali di East London. Ho iniziato a correre e non ho smesso più – pur nei miei limiti. Correre è facile, diretto, puoi correre dovunque, in qualsiasi città, a qualsiasi ora, non hai bisogno né di soldi, tessere o abbonamenti. Hai solo bisogno di un paio di scarpe decenti (ho visto  anche uno correre con delle ciabatte, a Londra).

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Così la scorsa domenica, ci siamo trovati io e alcuni amici a correre alla mezza maratona di Hackney. E’ stata la prima maratona per il quartiere e per me. Un tempo trovavo correre assolutamente noioso, e infatti lo è. Non vi voglio dire che non lo sia, ma è proprio lì la bellezza.  E’ la sfida alla noia, al contrario dell’eccesso; è domare la propria riluttanza alla monotonia.  Ma quella del correre è una monotonia benefica, che regala metodo, ritmo, che mi ha come aiutato a dare un ritmo alle mie giornate. Non il ritmo frenetico di una rincorsa ma quello più ponderato, laborioso, quello paziente. Ogni giorno ti svegli, e sai che, bene o male, andrai a correre e così ti immetti già in un processo  non accidioso.

Sono finita a leggere un’intervista fatta allo scrittore Murakami dal Der Spiegel ( http://tinyurl.com/np46ynw ), che è un serio maratoneta e ha scritto un libro sul tema “What I talk when I talk about Running”. Murakami ha  iniziato a correre poco tempo dopo aver iniziato a scrivere, per sopperire al lungo tempo seduto alla scrivania fumando sigarette. Ha smesso di fumare e ha iniziato a correre, partendo da 20 minuti di corsa, è arrivato addirittura a prendere parte a una extra maratona di 100 km (esperienza euforica ma che ha portato al “runner’s blue” ). Scrivere e correre per Murakami sono due diverse facce della stessa medaglia:

 

Sometimes I find it too hot to run, and sometimes too cold. Or too cloudy. But I still go running. I know that if I didn’t go running, I wouldn’t go the next day either. It’s not in human nature to take unnecessary burdens upon oneself, so one’s body soon becomes disaccustomed. It mustn’t do that. It’s the same with writing. I write every day so that my mind doesn’t become disaccustomed. So that I can gradually set the literary yardstick higher and higher, just as running regularly makes your muscles stronger and stronger.

Murakami racconta come il correre sia stato benefico sul flusso dei suoi pensieri, proprio perchè mentre corre non pensa a nulla, si trova in una terra di mezzo pacifica, dove l’unica missione è vincere su se stessi. Per quanto riguarda la scrittura:

 

The certainty that I will make it to the finishing line. Running taught me to have faith in my skills as a writer. I learned how much I can demand of myself, when I need a break, and when the break starts to get too long. I known how hard I am allowed to push myself.

 

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