C’incazziamo se la nostra vicina di casa ci spia, ma non abbiamo problemi a dare centinaia di dati personali a Google, Facebook, Twitter ogni giorno. Alcuni dei motivi per cui bisognerebbe svegliarsi.

 

ALL THAT HAPPENS MUST BE KNOWN, ma anche no

L’altro giorno ho guardato l’interfaccia del mio telefono e son rimasta sconvolta. Il mio telefono mi avvisava che, da dove mi trovavo in quel momento, ero distante da casa mia 20 minuti in bicicletta. Mi sono incazzata con il sig. Google. Prima di tutto, non ho chiesto di avere questa informazione, secondo mi possono dire i signori Google & Android come fanno a sapere dove abito? Terzo, sanno pure che giro in bici! Non va per niente bene. Uso spesso Google Maps nel mio sistema Android, hanno unito tutte le informazioni possibili per darmi questo servizio non richiesto e ciò mi turba. Algoritmi spia! Ormai il mio telefono mi dice buon viaggio ogni voltache atterro da un aereo.  Non sono famosa, non faccio niente di male, magari qualche volta ho violato la legge ma si è  trattato per lo più di qualche canna e di poco altro, ma non va di essere sorvegliata. Tutto ciò  mi spaventa.

Usano i nostri dati per indagini di mercato, li usano per sobissarci di pubblicità  ad personam, li usano per capire chi siamo e cosa vogliamo (e quali sono i nostri punti deboli) ma ce ne freghiamo e continuamo a darli. Segnaliamo dove siamo, cosa facciamo e con chi. Uniamo tutti gli account a Facebook, a iGoogle per pigrizia. Lo scandalo di Snowden sulla NSA National Security Agency  ha un attimo mosso le coscienze intorpidite ma è stato un attimo, e poi siamo tornati nella nostra lobotomia ( anche se quella è tutta un’altra storia). Forse dovremmo ricordarci che Facebook, Twitter, Google e co. non sono confraternite nè servizi caritatevoli ma aziende, quotate in borsa, che di conseguenza hanno come primo obiettivo quello di fare profitto. Sono interessati al tuo album delle vacanze, come di sapere dei dieci libri che hai letto non perchè Facebook è tanto caro e vuole bene a tutti, ma perchè ti vede come un consumatore. Stop. Niente altro. Quindi direi che anche noi dovremmo usare questi servizi per trarne profitto e per condividere il meno possibile la nostra vita privata.

Orwell e Huxley non erano paranoici nelle loro distopie, come non lo è Dave Eggers che ha da poco pubblicato qua in UK The Circle. In questo romanzo il sistema totalitario no20140918-211137.jpgn è politico come in 1984, ma di un’azienda – che ricorda molto Google, Facebook e Twitter-  ma che si chiama appunto The Circle. The Circle ha milioni di utenti (volontari) per un sistema che intende memorizzare e quantificare qualsiasi cosa succeda a ognuno di loro.  Tutti devono e vogliono essere ricordati, anche se le loro vite non hanno alcunché di significativo. Il credo della compagnia è ALL THAT HAPPENS MUST BE KNOWN ( un altro orwelliano slogan  è SHARING IS CARING). Ogni dato personale è  monetizzato, la privacy è qualcosa di obsoleto. Ma chi se ne frega della privacy! L’importante è esserci, dovunque, anche se non abbiamo molto da dire, anche se le nostre facce sono le solite.

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