Ho spiato nostra madonna PJ Harvey dentro un cubo di vetro mentre lavorava al suo nuovo album. Un reality show? Una performance? Una cazzata?

Son andata alla Somerset House a vedere Recording in Progress di PJ Harvey. La sua musica mi è  sempre piaciuta, posso dire che se potessi rincarnarmi vorrei essere un mix fra lei e Marie Curie (e qualche percentuale – ovviamente meramente estetica – di Angelina Jolie, dai).

Dicono sia un esperimento questo Recording in Progress, per lo meno lo è nel campo della registrazione musicale. Sono arrivata e – insieme a una trentina di persone – sono stata accompagnata nei sotterranei della Somerset- in religioso silenzio (quanto gli addetti alle mostre si prendono sul serio? E dai, mica siamo in ospedale) – per farci entrare nella stanza in cui saremmo stati in grado di vedere Polly Jane Harvey chiusa in uno studio  alle prese –  insieme alla sua band e ai suoi collaboratori – della registrazione del  suo nuovo album (senza essere visti da loro, of course). 15 pounds per 40 minuti di voyeurismo.20150126_133757

Ed ecco lei, non solo piccola, proprio minuta,  in mezzo a questa stanza piena di fili, strumenti, fogli, tazze e amplificatori e cose a cui non so dare un nome e ancora strumenti e ancora fili, bottoni, tasti e e note appese al muro. Fra me e la stanza un doppio vetro e una voragine d’ignoranza musicale (la mia).

Siamo arrivati e PJH stava cantando uno dei pezzi. Direi una bella fortuna, pensando ai possibili tempi morti di un work in progress. Piccola, che piccola, tutta vestita di nero, un soffio e sarebbe volata, ma comunque era il pianeta intorno a cui tutto pareva muoversi ( 6 musicisti e 2 tecnici).

E’ stata strana sensazione. Mi sono sentita un po’ come James Stewart ne La finestra sul cortile. La differenza? Loro – gli spiati –  erano compiacenti, coattori nella mia intrusione.  Come in un reality show, viene il dubbio:  quanto è veramente naturale?  e di nuovo, se c’è, qual è il confine fra realtà e finzione?

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Sono venuta quaggiù PJ Harvey, ho pagato, per vedere te che lavori, che crei quello per cui dovrei dare dazio solo a lavoro compiuto. Un po’ assurdo, no? Come se i clienti della casa editrice dove lavoro pagassero per venire a vedere noi mentre lavoriamo (na roba fantascientifica e noiosissima). Ma certo. Noi non siamo celebrity.

 

People some times say that the way things happen in the movies is unreal,
but actually it is the way things happen to you in real life that’s unreal.
The movies make emotions look so strong and real, whereas when things really do happen to you, its like watching television. You don’t feel anything.
Andy Warhol

 

 

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