“Il massimo impegno civile è l’auto-contestazione”, ovvero come cercare di non intorpidirsi e smetterla di accettarsi per quello che si è.

“Non provava ribrezzo per tutti i dogmi, per tutte le affermazioni non dimostrate, per tutti gli imperativi? Lo provava.”

Primo Levi (o come scriverebbero alcuni, I Levi) parla nel suo memoir Il Sistema Periodico di Sandro, amico, compagno di studi e di escursioni ad alta quota, uno di quelli che gli aveva insegnato a vivere (la montagna), e a non scoraggiarsi mai “perché è dannoso e quindi immorale, quasi indecente”.  Uno di quelli che parlano poco, ma fanno tanto, quindi uno di quelli che ora rischierebbero di non essere notati perché non ci romperebbero le palle su Facebook (se ci pensiamo Facebook e Twitter son il massimo emblema del fancazzismo cosmico:  tutti che parliamo, senza combinare nulla, o ancor peggio mostrando a tutti quel poco che abbiamo combinato, come una torta, un nuovo taglio di capelli o addirittura un figlio).

Mia nonna. Non mette mai le calze. Neanche se ci son 3 gradi.

Mia nonna. Non mette mai le calze. Neanche se ci son 3 gradi.

Ho letto il Sistema Periodico di Primo Levi e mi son chiesta “Perché ho aspettato così tanto?”. Levi racconta la sua vita da chimico, da scrittore, da deportato di  attraverso alcuni elementi chimici e lo fa in una maniera pratica, umana, scientifica. In barba ai sentimentalismi, in cerca di una morale, di un’etica in cui i confini tra scienza e letteratura si confondono.

“La nobiltà dell’uomo, acquisita in cento secoli di prove ed errori, era consistita nel farsi signore della materia… mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele… vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere noi stessi.”

Vincere, comprendere, perdere anche, superare i propri limiti (che non son quanti negroni puoi bere in una sera, purtroppo). Levi, che nascerà e morirà nella stessa casa torinese, passando una vita fra la fabbrica di vernici dove lavorava e la scrivania ( a parte il periodo deportato) rimpiange le sue escursioni con Sandro. Escursioni che lo avevano portato anche a vivere situazioni di pericolo. Raccolta di una notte passata al gelo, con il pericolo di morire assiderati.  Levi lo ringrazia per quelle “imprese insensate solo in apparenza” che lo hanno fecero sentire”forte e libero”, libero anche di sbagliare.

C’ho messo 30 anni ad accettarmi per quello che sono, come i saggi o meglio i pseudo saggi pop consigliano, e ora che ci sono, ho deciso che sta roba di accettarsi mi sembra una gran approssimazione. Fra l’autodistruzione e l’accettarsi ci sara’ una sana via di mezzo. E poi a dirla tutta, a furia di accettarmi per come sono, mi sembra di stare accettando un po’ troppo.

Sandro Dalmastro.

Sandro Dalmastro.

PS L’amico di Levi, Sandro Dalmastro fu ucciso nel 1944 dai nazifascisti, con una raffica di mitra – e divenne così il primo Caduto del Comando militare piemontese del Partito d’Azione.  Il Partito d’Azione, ovvero i figli combattenti di Giustizia e Liberta’, uno dei pochi movimenti liberali degni di questo nome che l’Italia abbia mai visto.

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