Lettera alle femminazi, alle nuove bacchettone. Non voglio essere speciale solo perché sono una donna, no grazie. E non voglio la protezione di nessuno

“It’s a good thing I was born a girl, otherwise I’d be a drag queen.”
Dolly Parton

 

Lettera alle femministe che si lamentano dell’oggettivazione mediatica del corpo femminile, che si lamentano dei magazine, dei film porno e del vicino di casa che le chiama Darling.

Care femminazi, care bacchettone 4.0,

Andate in Arabia Saudita, in Pakistan. Andate in Iran, in Burkina Faso, andate in Somalia o in Nigeria. State qua? Parlate di maternità, aborto, parlate di diritti civili, parlate di diritti per tutti. Donne, transessuali, etero, bisessuali, gay. Quanto ha senso ormai parlare solo di donne?

Photo on 01-08-2015 at 15.30 #3

IO METTO QUESTA FOTO MA LO FACCIO SOLO PER ME STESSA, OH

Ma, perfavore non ci rompete le palle con due foto di culi, con il vicino di casa che vi dice che belle che siete e con i magazine che vi dicono di dimagrire. E che noia. Cavoli vostri se date peso a quella pubblicità, se non rispondete a modo a quel vicino e se comprate quei magazine e ancor di più cavoli vostri se non avete educato i vostri figli a rispettare gli esseri umani, qualsiasi genere siano.  E che dire se la mattina leggete quella boiata pazzesca di Metro, piena di vips e tette, solo perché è gratis? Ve la siete cercata.  Avete scelto di leggerlo, nessuno vi ha imposto nulla! Per non parlare delle terza pagina del Sun. Ma io dico, il Sun si compra, non  è che ti svegli e qualcuno ti costringe a leggere il Sun e a guardare la terza pagina con la ragazza di turno in topless.

Un paio di settimane fa una giovane avvocato londinese Charlotte Proudman  ha messo alla gogna mediatica ( su Twitter) un altro avvocato che lei aveva contattato, per motivi professionali, su Linkedin. Charlotte lo ha accusato di comportamento misogino dopo aver ricevuto da lui apprezzamenti sulla foto del suo profilo (ha scritto che la foto era

09-facial_1

Ana Mendieta

stunning, molto bella). A parte l’inappropriatezza del commento (e comunque non ha commesso nessun reato, semmai ha mancato di  stile),  è legittimo, etico fare un public shaming sui social network (si torna al medioevo? Pubblica gogna senza appello?). E poi mi vien da dire, perché dargli tale importanza. Rispondigli a tono, usalo, o cancellalo dalle tue cerchie. Oppure affrontalo. Hai tutte le armi per farlo. Basta vittimismo! L’hanno chiamata Feminazi. Per non dire tutte le persone che hanno ritwittato, condiviso e applaudito sui social network.

Bisogna arrivare a un clima di terrore?

E’ indubbio che ancora un sessismo culturale esista, ma siamo sicuri che per combatterlo sia necessario diventare delle bacchettone? Volevamo essere libere di essere, e ora ci troviamo a censurare, autocensurare e giudicare?  Vogliamo proteggerci ed essere protette come fossimo delle bambine senza difese?

Come le quote rosa. Ma che  senso hanno. Come i premi letterari solo per donne. Ma cosa siamo? Delle sottosviluppate? Abbiamo bisogno del regalino, del recintino? Io non voglio entrare dalla porticina, voglio entrare dalla porta principale, oh. Non siamo più il secondo sesso.

Questo  femminismo pop sta diventando patetico nel suo conformismo.  Ora va di moda, e moda sia. E le mode si sa, spesso si assumono senza capire bene il perché ma per sentirsi un po’ speciali. Si segue la scia, illudendosi di essere particolari. Particolari come un paio di jeans sdruciti della Levi’s. Insomma finche’ è un vestito va bene, ma quando diviene una maniera di pensare?

Non voglio essere un essere speciale solo perché son una donna. No, grazie.

I’ve used my femininity and my sexuality as a weapon and a tool… but that’s just natural.

Matta? by Dolly Parton

Articolo da leggere su The Spectator:

Feminism is over, the battle is won. Time to move on

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2 pensieri su “Lettera alle femminazi, alle nuove bacchettone. Non voglio essere speciale solo perché sono una donna, no grazie. E non voglio la protezione di nessuno

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