Perché essere normale, quando puoi essere eccentrico? (ma non solo nel vestire, neh): Edith Sitwell.

Good taste is the worst vice ever invented.

My personal hobbies are reading, listening to music and silence. 

 Edith Sitwell

La Dame inglese Edith Sitwell, poetessa e intellettuale, è sempre stata definita una persona eccentrica, sia per il suo vestiario che per il suo stile di vita e un’acuta dialettica animata da un sottilissimo sarcasmo (sarei pronta a prendermi il suo naso aquilino se quello fosse il prezzo per pareggiare la sua eloquenza in inglese).

images-1Durante l’intervista a Face to Face anno 1959, al giornalista John Freeman che le fa una domanda idiota come “Preferisce la città o la campagna?” (ma io dico hai davanti una che era amica di Virginia Woolf, che ha incontrato Picasso e Marilyn Monroe, una che ha patrocinato e aiutato scrittori come Dylan Thomas e Aldous Huxley, una che è nata in una famiglia di personaggi atipici.. e le chiedi una roba del genere?). Lei risponde:

“La campagna”

“Perché la campagna?”

“Perché lì non ci son persone che mi annoiano con stupide domande”

(e l’intervista non stava avvenendo sicuramente in campagna).

Lei non amava definirsi eccentrica, ma semplicamente più viva della maggior parte delle persone. E se qualcuno le avesse dato per questo della poco modesta.. La modestia? Una dote che le sarebbe piaciuto coltivare, ma ahimè, è sempre stata troppo occupata a riflettere su se stessa. Toh.

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Il mio cane di Schrodinger. Limone Piemonte, Gennaio 2016

Cara Dame Sitwell, non conosco bene le sue poesie, ma sto leggendo il suo English Eccentrics A Gallery of weird and wonderful men and women e mi piace – sebbene un poco ostico per una non madrelingua rincoglionita come me. Alcuni dicono che abbia caricato la mano, che quella carrellata di personaggi sia enfatizzata, ma che importa?

Come scrive Aldo Busi in Vacche Amiche:

“Si mente nella vita, non nel racconto che se ne fa”.

Edith rassomigliava proprio a un personaggio di qualche quadro fiammingo – come una coniuge Arnolfini senza coniuge (ah, della sua vita sentimentale e sessuale, teneva assoluto riserbo, argomento TOP SECRET).

I’m dying, but otherwise I’m in very good health.

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‘By ‘happiness’ I do not mean worldly success or outside approval, though it would be priggish to deny that both these things are most agreeable. I mean the inner consciousness, the inner conviction that one is doing well the thing that one is best fitted to do by nature.’

 

 

 

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