Uomini che spariscono all’improvviso? Vi dico il perché, perché io lo so!

 

 

Pare ci sia una nuova epidemia: l’uomo che sparisce improvvisamente. Improvvisamente non risponde ai vostri messaggi, alle vostre email, eppure vi sembrava che la vostra frequentazione andasse bene, dopotutto. Ed invece,  improvvisamente si dilegua e non è ne’ morto ne’ disperso in qualche cataclisma (ne avete le prove).

Prima di fare mea culpa e dirvi “Son sbagliata” “Son una psicopatica” “ Son un’illusa. Mi son fatta il viaggio nella mia testa” (e comunque tutte queste opzioni possono anche essere vere, dato che non vi conosco, e di matte ce ne son in giro, ma lasciamo perdere, facciamo che tutte voi siate degli esseri razionali e coscienti) cercate di valutare bene chi avete davanti e ai diversi e potenziali e infiniti motivi dell’eclissi, prima di giudicarvi.  Ma soprattutto non ascoltate le psicologhe nei magazine. Quelle dicono un sacco di stupidaggini, complicando il semplice o banalità tipo “Perché non è più interessato”.

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Caro uomo che sparisci improvvisamente, la prossima volta ti mando le bambole di mia nonna.

L’uomo che sparisce improvvisamente senza dare una spiegazione è, prima di tutto, un bel codardo. Seppur è vero che una volta lo feci anche io. E ancora oggi rimugino su quel sparire senza dare spiegazioni a un uomo che di un congedo si sarebbe proprio meritato, dato che era è sempre stato impeccabile con me. Scusami Sam per essere stata cosi codarda e pigra. Scusami. 

Quindi l’uomo che sparisce (molto diffuso nella cultura anglosassone BTW) prima di tutto pecca di galateo. Quello basico direi. Soprattutto se prima fra di voi c’è stato sesso, ma anche senza arrivare al sesso, basta un flirt un po’ naive in cui si è arrivati a qualche bacio.

Ormai fare sesso o baciarsi con qualcuno per molti non significa nulla. E di questo mi dispiace. Trovo che baciare qualcuno sia qualcosa di intimo, non un passatempo tipo guardare un film o mangiare un gelato seduti su una panchina, ecco (a meno che vi dividiate il gelato) .
Quindi caro uomo che sparisci, sparisci pure, ma prima scrivi un messaggio, dicendo anche una balla, che importa “Ho capito che sei troppo bella e fantastica per me, ogni volta che ti vedo sto male. Non posso. Non cercarmi, non risponderò. Addio”. Ecco, anche un messaggio del genere andrebbe bene. Perché si sappia, non tutte le persone ricercano la sincerità nei rapporti interpersonali, soprattutto agli inizi. Io per esempio ricerco civilta’, e l’essere civile è anche fatto di forme, di finzioni, altrimenti spareremmo  a quel paese tutte le persone che ci stanno sulle balle, ecco (con questo caro uomo che sparisci, potresti anche dirmi “Scusami, ma non c’e’ feeling”. Mi metterò il cuore in pace, te lo giuro!).

Perche sparire cosi senza dire nulla, e’ anche un atto di profonda superbia. Cosa hai paura che muoia davanti alla verità? Sopravviverò!

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Narciso. Caravaggio

(Quindi caro uomo che sparisci, quando sparisci, dato che sparisci, penso che le donne o gli uomini che lasci senza dir nulla, ecco penso che questi possano darsi da loro delle spiegazioni. Spero non ti dispiaccia)

Ecco i motivi della sua sparizione.

Se si tratta di un flirt innocente, o semi innocente, potreste pensare che 1 è impotente quindi con un sacco di ansia da prestazione che fa fuggire, 2 che possa essere segretamente gay. Se invece c’è stato qualcosa di più: 3 che sia in via di vita (caro uomo che sparisci non avermene a male), e per questo, abbia respirato un po’ di vita con voi per poi sfuggire alla tua desolante realta’ ( e qua gli regaliamo anche un fondo di eroismo).  4 che lui sia parte di una famiglia di massoni, che lo ha già assegnato a una donna e, in preda al dilemma essere o non essere, abbia deciso di non essere (ma tenendosi fra le mani un vostro ritratto rubato e stampato da Facebook).

Quindi diciamo che se spiegazioni fantastiche bisogna darsele, che fantastiche siano.

Sicuramente la realta’ potrebbe essere più banale, più stupida o più triste. Ma che importa? Se non hai modo di conoscerla, tanto vale, scegliersi la migliore.

Inoltre, non credo vi sia nulla di male nel perseguitare l’uomo che sparisce fino ad avere una spiegazione, se di una spiegazione si necessita. Cosa interessa che un uomo del genere pensi di te come di una psicopatica, stalker, disperata? Nulla. Che pensi quello che vuole.

E chiaramente sto parlando in generale, a me? A me non è mai capitato!

 

‘Please don’t entertain me, Mr. Intentional
Oh I dont need your sympthy, Mr. Intentional
Stay away from me, Mr. Intentional
So undementional, Mr. Promotional, Mr. Emotional, Mr. Intentional’

Lauryn Hill Mr Intentional

Diario di una schiappa. Come questa città mi ha cambiato in meglio e in peggio: lo sport.

 

Se una volta mi avessero detto che sarei stata una di quelle persone che fanno sport prima di andare al lavoro avrei sicuramente riso di gusto. 

Son sempre stata sportiva o abbastanza sportiva (con una pausa universitaria in cui, diciamo, lo sport era l’ultimo dei pensieri, come del resto la salute psicofisica in generale) ma a Londra la mia attività aerobica e anaerobica ha avuto un graduale intensificarsi.

Potete leggere la continuazione dell’articolo qua:

Diario di una schiappa, come questa citta’ mi ha cambiato in meglio e in peggio: lo sport. 

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Missy Elliot. Ready to fight.

 

In un mondo di Kardashian e Laure Pausini, sii una Janis (Joplin)!

 

Janis Joplin. The Queen of Blues. Ribelle, incazzata, distruttiva e costruttiva, saggia e infantile. Nel vedere i filmati delle sue interviste, delle sue uscite, mi son detta ma era una con cui uscire la sera (forse una sera che sarebbe diventata una settimana). Era una con cui divertirsi. Non solo era Janis Joplin – non che io debba starvi  a spiegare cosa sia stata musicalmente parlando- ma era viva, più viva di tanti vivi (infatti lei disse, a chi la rimproverava del suo uso smodato di alcohol ‘preferisco vivere dieci anni cosi, che passare tutta la vita come uno zombie’. Questione di scelte, certamente).

 

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Ma io dico, uscireste mai a fare serata con Kim Kardashian o con quell’imbalsamata di Adele o con la Tatangelo? Una noia mortale, anche perché per contratto – credo – non possano ridere, ma debbano sempre mantenere quell’espressione fra ho qualcosa nel fondoschiena che mi irrigidisce e coniugi Arnolfini. Che dico, anche se ridi, non e’ che succede qualcosa, neh. E non credo abbiano bisogno che io consigli loro un dentista.

E invece Janis Joplin…Nel bel documentario Janis. Little Girl Blue,  Oh Janis Joplin. E’ tutto un muoversi, e ridere e gridare e parlare che ti viene voglia di stare sempre con lei. Anche se poi, non doveva passarsela proprio bene. Pativa la solitudine, non si adeguava la sera a tornare a casa da sola. “Onstage, I make love to 25,000 people – then I go home alone.” Voleva essere amata a tutti i costi da tutti e soprattutto da un lui, che non sembrava trovare. Ma insomma, nulla di strano, a ventanni. A ventanni è giusto essere romantici e un po’ disperati, anche se, morire come è morta lei, a soli 27 anni, quello penso superi il romanticismo.

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Era un’autentica, la Janis. Non era etichettabile. Anche gli hippie che facevano gli hippie le stavano sulle balle, anche le femministe, che l’accusavano di essere troppo audace, troppo provocante, sessuale. “What are they talking about? I’m representing everything they want’.

Non mi rompete, io cerco solo di essere me stessa. “I don’t want to bullshit myself”.

Questa un passo di una lettera che scrive ai suoi genitori:

‘After you reach a certain level of talent, and quite a few have that talent, the deciding factor is ambition, or as I see it how much you really need – need to be loved, to be proud of yourself… I guess that’s what ambition is; it’s not all a depraved quest for position and money, maybe it’s for love. Lots of love’

I love you, Janis and always I will.

Perché essere normale, quando puoi essere eccentrico? (ma non solo nel vestire, neh): Edith Sitwell.

Good taste is the worst vice ever invented .

My personal hobbies are  reading, listening to music and    silence 

 Edith Sitwell

La Dame inglese Edith Sitwell, poetessa e intellettuale, è sempre stata definita una persona eccentrica, sia per il suo vestiario, il suo stile di vita e un carattere non proprio di facile fruizione (che bello) animato da un sottilissimo sarcasmo  (sarei pronta a prendermi il suo naso aquilino se quello fosse il prezzo per pareggiare la sua eloquenza in inglese).

images-1Durante l’intervista a Face to Face anno 1959, al giornalista John Freeman che le fa una domanda idiota come ‘Preferisce la città o la campagna?’ (ma io dico hai davanti una che era amica di Virginia Woolf, che ha incontrato Picasso e Marilyn Monroe, una che ha patrocinato e aiutato scrittori come Dylan Thomas e Aldous Huxley, una che è nata in una famiglia di personaggi atipici.. e le chiedi una roba del genere?). Lei risponde:

‘La campagna’

‘Perché la campagna?’

‘Perché lì non ci son persone che mi annoiano con stupide domande’

(e l’intervista non stava avvenendo sicuramente in campagna).

Lei non amava definirsi eccentrica, ma semplicamente più viva della maggior parte delle persone. E se qualcuno le avesse dato  per questo della poco modesta.. La modestia?  Una dote che le sarebbe piaciuto coltivare, ma ahimè, è sempre stata troppo occupata a riflettere su se stessa. Toh.

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Il mio cane di Schrodinger.

Cara Dame Sitwell, non conosco bene le sue poesie, ma sto leggendo il suo English Eccentrics A Gallery of weird and wonderful men and women dopo aver visto un post della giornalista Cristina Marconi e mi piace – sebbene un poco ostico per una non madrelingua rincoglionita come me. Alcuni dicono che abbia caricato la mano, che quella carellata di personaggi sia enfatizzata, ma che importa?

Come scrive Aldo Busi in Vacche Amiche:

‘Si mente nella vita, non nel racconto che se ne fa’.

E per ora per me lei, non mente anche se pareva un personaggio fiammingo, come la coniuge Arnolfini senza coniuge (ah, della sua vita sentimentale e sessuale, teneva assoluto riserbo, argomento TOP SECRET).

I’m dying, but otherwise I’m in very good health.

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‘By ‘happiness’ I do not mean worldly success or outside approval, though it would be priggish to deny that both these things are most agreeable. I mean the inner consciousness, the inner conviction that one is doing well the thing that one is best fitted to do by nature.’

 

 

 

Florence King, che grandissima misantropa.

E’ morta da pochi giorni Florence King (1936): scrittrice monarchica, bisessuale (ma che disse di essersi pentita di aver reso pubblica la sua bisessualità perché non voleva far parte di nessun “gay liberation movement”), conservatrice, femminista, agnostica ma epsicopale. Una grandissima rompiballe. Non per dire, la sua rubrica tenuta per anni su National Review si chiamava ‘The Misanthrope’s Corner’.

Se si può dire avesse una battaglia, era quella in favore delle donne da sole, delle zitelle. Basta con ‘sti accoppiamenti a casaccio, con lo spauracchio della solitudine.

 

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Vi lascio alcune sue perle. La prima citazione la dedico a  tutte le persone che cercano fidanzato/ coniuge ed escono compulsivamente con tizie/i (vedi soprattutto il dating compulsivo da Tinder e siti d’appuntamenti), ricordando anche un periodo che ho vissuto anche io. Un pessimo periodo, direi.

“Keep dating and you will become so sick, so badly crippled, so deformed, so emotionally warped and mentally defective that you will marry anybody.”

(‘Continua a cercare ossessivamente il fidanzato, e diventerai così moribonda, così storpia, deforme, così emozionalmente malconcia e mentalmente malata che finirai per sposare chiunque’)

“A woman must wait for her ovaries to die before she can get her rightful personality back. Post-menstrual is the same as pre-menstrual; I am once again what I was before the age of twelve: a female human being who knows that a month has thirty day, not twenty-five, and who can spend every one of them free of the shackles of that defect of body and mind known as femininity.”

(‘Una donna deve aspettare che le sue ovaie muoiano prima che abbia indietro la sua vera personalità. Il post mestruo non differisce molto dal  pre-mestruo. Ora posso dire di essere di nuovo quello che ero a dodici anni: un essere femminile con un mese di 30 giorni, non 25’)

‘Feminists will not be satisfied until every abortion is performed by a gay black doctor under an endangered tree on a reservation for handicapped Indians.”

bella copertina, neh.

bella copertina, neh.

L’ho scoperta solo ora, Florence King.

Dieci tipologie di profili Facebook da cui non puoi scappare.

Dal posta-cibo al dio dei cani.

 

Io e i cani. Le foto su Facebook: I figli vincono, ma se non si han figli, si mettono i cani. Se non si han cani, si mettono i gatti. Se non si han gatti, si mettono i cani degli altri. Giuro, da un giorno all’altro il vostro gatto non cambia. Giuro.

 

Ho figliato dunque sono. Aristide ha detto questo. Ecco Aristide dopo il bagnetto. Ecco Aristide che ride. Ogni scarrafone è bello a mamma sua, si dice, e non è una frase che ho inventato io.

 

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Con questa bellissima foto, vi auguro Buon Natale.

Il posta cibo. E’un feticista del cibo. Ci tiene veramente tanto a tenerci informati di quello che si ciba, ogni giorno. Anche se si tratta di un piatto di pasta al pomodoro su un tavolo bisunto e una foglietta di basilico rattrappita.

 

I selfie dipendenti. Conosco gente che si fa un selfie al giorno. Credimi un selfie al giorno, non leva lo psicologo di torno.

 

L’ intellettuale virtuale. Rompere le palle con i libri che si leggono, Bravo che leggi. Siam veramente contenti che sei capace a leggere. In questo gruppo ci son io.

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“Come essere un vero British”. Ho iniziato male. Un vero british mai prenderebbe una birra piccola.

Gli innamorati cronici. Foto del profilo; tu e lui. Foto in copertina: tu e lui. Messaggi d’amore sulla bacheca. Un amore shining, dato che spesso gli innamorati cronici 1. Vivono insieme 2. Mentre postano ste cose su Facebook sicuro si tartassano su Whatsapp. Io mi chiedo sempre, e se ti lasci? Che fai con tutto quell’amore virtuale sparpagliato?!

 

I posta frasi motivazionali tipo ‘Credi più in te stesso, ne sai più di quanto credi’con dietro un pony che vola. E poi ne sai più de che? Mah.   Uno studio in US  ha dimostrato quanto gli amanti di queste frasette siano generalmente più stupidi. Ma io dico, bisognava fare uno studio per capirlo?

 

I profili fantasma. Quelli che mai leverai dalla bacheca perche in effetti è come se non ci fossero. Ma magari spiano, neh.

 

I ‘too much information’. Quelli che dicono ai loro 1000 amici su Facebook proprio i cazzi loro.

 

I commentatori al cubo. Ci sballano a fare il commento del commento. I commentatori al cubo amano Morandi, Salvini e la Cuccarini.

 

Ti senti una persona coraggiosa? (no, le foto con la tigre non valgono)

‘Above all, be the heroin of your life, not the victim’ Norah Ephron

‘Chi non fa, non rompe’ Mia madre

 

Gli anni solari son una gran illusione, si sa.  Un anno che finisce (ma poi cosa finisce?!) e ne inizia uno nuovo (ma poi cosa inizia?).  Semplicemente dobbiamo ricordarci di scrivere 2016.

Tutto per dirvi che la mia agenda del  2015 inizia con una scritta a lettere cubitali CORAGGIO. E direte, che babba, che tenera, che patetica. Che quindicenne (no, non è scritto con l’uniposca). Insomma a gennaio avevo deciso che avrei voluto essere mediamente più coraggiosa. E ora ho capito che forse dovrà valere per tutti gli anni solari che mi restano (senza coraggio che ti resta da fare?).

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Ma dico ci son riuscita? Non proprio. Non completamente. A volte si’, a volte proprio no. No no, ma oh. Ma qualcosa si’, dai.

Direi che un bilancio del 2015 non lo voglio fare. I bilanci lasciamoli ai ragionieri, ai commercialisti e agli spilorci. Ma, ma, a qualche spunto di riflessione su come potrei essere un poco più coraggiosa (nel mio piccolo, of course) son arrivata, forse.

  1. Sentirsi adeguati è una delle nostri aspirazioni naturali. Ma sentirsi adeguati è mezzo morire.  Va bene solo per qualche istante. Io voglio sentirmi adeguata nell’essere inadeguata. Ecco. Mica facile. Oh.

2. Basta ‘contare le pecore della mia coglionaggine’ (cit. Diego De Silva). Basta rimuginare sugli sbagli, sulle omissioni. Tempo perso. Insomma contare fino a 10, non 100. E ripartire con la sciabola in mano.

3. Avere il coraggio di non essere nessuno. Nessuno. Tanto lo sei, nessuno.

4. Come disse Churchill (spero lo abbia detto veramente) ‘Success is not final, failure is not fatal: it is the courage to continue that counts.’ E’ la tenacia quella che conta, soprattutto. Non so quanti colloqui ho fatto e non so stata richiamata, uomini con cui son uscita che non mi han più ricercato, per non dire le email a magazine e giornali. Qualche anno fa sarei andata ogni volta in ansia, sarebbero state prove del mio non valore, sfiduciandomi. Ora non mi scombussolano. Sarebbe uno spreco.  E’ incredibile. Non capisco se questo sia un sintomo di sanità mentale o di una testardaggine un po’ pshyco.

Come è stato possibile questo cambiamento?  Una nuova droga che si chiama ‘I don’t give a shit’ e ho scoperto (oh!) che se non c’ è il piano A, c’ è il B, e se il B non c’ è, c’ è il C e puoi arrivare fino alla Z. (Va be’ se vuoi essere Miss Mondo e sei una cozza o ottenere la medaglia d’oro agli anelli a 50 anni dopo una vita da impiegato, quelli son affari tuoi).

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5. . Nel seguire il proprio istinto ci vuole una buona dose di coraggio, ma ci vuole anche una buona dose di coraggio nel non seguirlo. Il difficile è capire quando si e quando no. Ecco. E direte, e grazie Anna. Hai scoperto Briatore al Billionaire.  Con questo vorrei riuscire ad unire King Kong, che spazza via tutto quello che intralcia la sua strada, ad  Alice nel Paese delle Meraviglie, che si fa trasportare da tutti e da nessuno.

6. Parlando di uomini come di lavoro come di amicizia. Non aspettare. A volte ho aspettato una chiamata o una email semplicemente perché avevo paura di un ni, o di un NO. Meglio tagliare la testa al toro se no il toro me magna prima. Quindi ora mi dico, chiama, scrivi, digita, parla (non è un incitamente allo stalking ne’ al pedinamento).   Questo tempo di attesa  fa perdere un sacco di tempo (soprattutto mentale). Non sia mai che mentre aspetto dalla finestra quel qualcosa o qualcuno, stia perdendo qualcosa d’altro (e anche se non perdo niente, non importa, comunque ho preso in mano la situazione, oh).

“Knowing you might not make it… in that knowledge courage is born.”

W. Burroughs