Lettera alle femminazi, alle nuove bacchettone. Non voglio essere speciale solo perché sono una donna, no grazie. E non voglio la protezione di nessuno

“It’s a good thing I was born a girl, otherwise I’d be a drag queen.”
Dolly Parton

 

Lettera alle femministe che si lamentano dell’oggettivazione mediatica del corpo femminile, che si lamentano dei magazine, dei film porno e del vicino di casa che le chiama Darling.

Care femminazi, care bacchettone 4.0,

Andate in Arabia Saudita, in Pakistan. Andate in Iran, in Burkina Faso, andate in Somalia o in Nigeria. State qua? Parlate di maternità, aborto, parlate di diritti civili, parlate di diritti per tutti. Donne, transessuali, etero, bisessuali, gay. Quanto ha senso ormai parlare solo di donne?

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IO METTO QUESTA FOTO MA LO FACCIO SOLO PER ME STESSA, OH

Ma, perfavore non ci rompete le palle con due foto di culi, con il vicino di casa che vi dice che belle che siete e con i magazine che vi dicono di dimagrire. E che noia. Cavoli vostri se date peso a quella pubblicità, se non rispondete a modo a quel vicino e se comprate quei magazine e ancor di più cavoli vostri se non avete educato i vostri figli a rispettare gli esseri umani, qualsiasi genere siano.  E che dire se la mattina leggete quella boiata pazzesca di Metro, piena di vips e tette, solo perché è gratis? Ve la siete cercata.  Avete scelto di leggerlo, nessuno vi ha imposto nulla! Per non parlare delle terza pagina del Sun. Ma io dico, il Sun si compra, non  è che ti svegli e qualcuno ti costringe a leggere il Sun e a guardare la terza pagina con la ragazza di turno in topless.

Un paio di settimane fa una giovane avvocato londinese Charlotte Proudman  ha messo alla gogna mediatica ( su Twitter) un altro avvocato che lei aveva contattato, per motivi professionali, su Linkedin. Charlotte lo ha accusato di comportamento misogino dopo aver ricevuto da lui apprezzamenti sulla foto del suo profilo (ha scritto che la foto era

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Ana Mendieta

stunning, molto bella). A parte l’inappropriatezza del commento (e comunque non ha commesso nessun reato, semmai ha mancato di  stile),  è legittimo, etico fare un public shaming sui social network (si torna al medioevo? Pubblica gogna senza appello?). E poi mi vien da dire, perché dargli tale importanza. Rispondigli a tono, usalo, o cancellalo dalle tue cerchie. Oppure affrontalo. Hai tutte le armi per farlo. Basta vittimismo! L’hanno chiamata Feminazi. Per non dire tutte le persone che hanno ritwittato, condiviso e applaudito sui social network.

Bisogna arrivare a un clima di terrore?

E’ indubbio che ancora un sessismo culturale esista, ma siamo sicuri che per combatterlo sia necessario diventare delle bacchettone? Volevamo essere libere di essere, e ora ci troviamo a censurare, autocensurare e giudicare?  Vogliamo proteggerci ed essere protette come fossimo delle bambine senza difese?

Come le quote rosa. Ma che  senso hanno. Come i premi letterari solo per donne. Ma cosa siamo? Delle sottosviluppate? Abbiamo bisogno del regalino, del recintino? Io non voglio entrare dalla porticina, voglio entrare dalla porta principale, oh. Non siamo più il secondo sesso.

Questo  femminismo pop sta diventando patetico nel suo conformismo.  Ora va di moda, e moda sia. E le mode si sa, spesso si assumono senza capire bene il perché ma per sentirsi un po’ speciali. Si segue la scia, illudendosi di essere particolari. Particolari come un paio di jeans sdruciti della Levi’s. Insomma finche’ è un vestito va bene, ma quando diviene una maniera di pensare?

Non voglio essere un essere speciale solo perché son una donna. No, grazie.

I’ve used my femininity and my sexuality as a weapon and a tool… but that’s just natural.

Matta? by Dolly Parton

Articolo da leggere su The Spectator:

Feminism is over, the battle is won. Time to move on

La gelosia? “La gelosia è un abbaiare di cani che attira i ladri” (Karl Kraus)

Non son mai stata fan della possessione, che si trattasse di amicizia o di amore. Questo non vuole dire che non abbia mai sentito un sentimento di possessione verso alcune persone. Ma  sentire questo legame giustifica la nostra gelosia? Assolutamente no.

Non ho mai capito le gelosia. Alcuni dicono che la gelosia sia uno degli ingredienti massimi nei rapporti che siano di amicizia o d’amore. Il collante del desiderio, nel secondo caso.

Non so di che rapporto d’amore si tratti ma a me non interessa. O meglio, ho sempre visto come un sentimento sano l’istinto di essere gelosa solo quando mi ha spinto a comprendere meglio alcune cose, ma non oltre. Quando super quel confine, penso diventi insicurezza, possessione, miseria, dipendenza.

Vivian Maier

by Vivian Maier

Non mi va di essere gelosa. O meglio, non voglio stare con nessuno che alimenti in me un qualsiasi prolungato sentimento di gelosia. Dal momento in cui son gelosa, credo che questa persona non faccia per me.

Non voglio tenere nessuno per dovere. Non voglio avere nessuno per stipulato contratto.

Nel momento in cui te ne vuoi andare,  sei libero di andartene. Ma questo non vuol dire che ognuno sia libero di fare ciò che vuole.

O meglio. Tu sei libero di fare quello che vuoi. Ma questa libertà che ti do’, sappi che non e’ un regalo. E’ la libertà che dono a me stessa. L’indipendenza che cerco ogni giorno, anche fra mille ricadute e sbagli. L’indipendenza che voglio per essere libera di essere ciò che voglio, e non certo una marionetta agitata da alcune dozzinali passioni.

Forse questo mi donerà più solitudine che legami d’amore. Ma di un legame così, cosa me ne faccio?

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by Vivian Maier

Non son cresciuta nelle banlieue parigine e non sono nera, ma Girlhood mi ha fatto ricordare quanto l’adolescenza sia stata uno dei periodi più brutti, con apici di straordinaria bellezza

Adolescenti, o come una volta sentii dire dallo scrittore Pinketts, adolescemi.  L’adolescenza è un’eta’ tutta a sè stante, senza contorni ben definiti ma che ha marcato la vita di ognuno di noi (ancora rimango incredula quando qualcuno ricorda con totale piacere il periodo che va dai 13 ai 19 anni – secondo me, dormiva).

20150120224636_Girlhood_posterHo visto il film francese Girlhood, e mi è piaciuto e mi ha ricordato vivamente i miei tormentosi anni da ADOLESCEMA. In Girlhood si parla di ragazzine nere, che vivono nella banlieue parigina  con tutti i problemi annessi, io son bianca e son nata in un paesino proto borghese/ turistico chic sulla costa ligure,  con tutti i non problemi annessi, ma che c’entra quando si è adolescemi.

L’adolescenza, il periodo in cui:

1) uno non si sente ne’ bambino ne’ adulto, e se si viene trattati da bambini ci si incazza, e se si viene trattati da adulti, si va in paranoia per troppa responsabilita’, e si finisce per non capirci nulla. Chi sono? Vedi alla parola BOH. “Richiedimelo fra 10 anni, (forse)”.

2) vuole essere indipendenti, si vuole essere qualcuno, ma non si capisce indipendenti in che cosa e da che cosa, e si finisce per essere indipendenti nelle cose e nelle cause sbagliate (sbronze colossali, vedi orribili tatuaggi di cui spesso ti pentirai, limonamenti con esseri improbabili)

3) avvengono epici litigi con i genitori. I genitori sembrano capacissimi nell’adolescenza a non capire proprio nulla di noi. NULLA. (non che dopo qualcosa cambi, ma per lo meno, siamo meno dipendenti da loro).

4) si covano grandi speranze e si affrontano le prime grandi delusioni. Gli ormoni ti portano in un viaggio di bipolarismo perenne, e non è bello.

5)si vuole piacere a tutti ma si vuole anche essere particolari, unici, si vuole essere se stessi. E questo porta solo a un gran casino nella propria testa. Ascoltare se stessi o gli altri?

6) se sei sfigato non hai via di scampo nell’adolescenza. L’adolescenza non permette di essere brutti e noiosi.

7)

Mary Ellen Mark workshop at Look3 (Pigeon Hole)

Mary Ellen Mark workshop at Look3 (Pigeon Hole)

si fanno le prime esperienze sessuali, e si confonde tutto. Si vuole esperire e scoprire cosa e’ il sesso per poi avere le prime scoperte: le femmine scoprono che la liberta’ di esperire puo’ portare ad essere giudicate e cosi’ si viene davanti alla presa di coscienza di quanto la propria ricerca di liberta’ possa scontrarsi contro il giudizio morale esterno.

I ragazzi scoprono che la loro vita piu’ o meno sara’ comandata dal sesso, dalla necessita’ di scaricarsi (no?) e scopriranno l’ansia da prestazione, che non e’ mai bella.

In mezzo a tutti questi tormenti, quanto mi son divertita nell’adolescenza?

Ecco in Girlhood, oltre il disagio di nascere in una periferia per nulla accogliente e in una società che non sembra volerti, c’è proprio tutto questo.

(scena nell’albergo TOP, e mi ha pure fatto piacere la canzone Diamond, cantata da Rihanna, quella dell’ombrello, toh)