Uomini che spariscono all’improvviso? Vi dico il perché, perché io lo so!

 

Pare ci sia una nuova epidemia: l’uomo che sparisce improvvisamente. Improvvisamente non risponde ai vostri messaggi, alle vostre email, eppure vi sembrava che la vostra frequentazione andasse bene, dopotutto. Ed invece,  improvvisamente si dilegua e non è né morto né disperso in qualche cataclisma (ne avete le prove).

Prima di fare mea culpa e dirvi “Son sbagliata”,  “Son una psicopatica”,“ Son un’illusa. Mi son fatta il viaggio nella mia testa” (e comunque tutte queste opzioni possono anche essere vere, dato che non vi conosco, e di matte ossessive ce ne son in giro, ma lasciamo perdere, facciamo che tutte voi siate degli esseri razionali e coscienti) cercate di valutare bene chi avete davanti e ai diversi e potenziali e infiniti motivi dell’eclissi, prima di giudicarvi.  Ma soprattutto non ascoltate le psicologhe dei magazine, dei siti femminili. Quelle dicono un sacco di stupidaggini, tipo banalità come “Perché non è più interessato”.

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Caro uomo che sparisci improvvisamente, la prossima volta ti mando le bambole di mia nonna.

L’uomo che sparisce improvvisamente senza dare una spiegazione è, prima di tutto, un bel codardo (e lo sarebbe anche una donna, ma pare che le donne che spariscono all’improvviso siano non poi cosi’ frequenti)

Quindi l’uomo che sparisce prima di tutto pecca di galateo. Quello basico direi. Soprattutto se prima fra di voi c’è stato sesso, ma anche senza arrivare al sesso, basta un flirt un po’ naive in cui si è arrivati a qualche bacio.
Quindi caro uomo che sparisci, sparisci pure, ma prima scrivi un messaggio, dicendo anche una balla, che importa “Ho capito che sei troppo bella e fantastica per me, ogni volta che ti vedo sto male. Non posso. Non cercarmi, non risponderò. Addio”. Ecco, anche un messaggio del genere andrebbe bene. Perché si sappia, non tutte le persone desiderano sincerità nei rapporti interpersonali, soprattutto agli inizi. Io per esempio ricerco civiltà, e l’essere civile è anche fatto di forme, di finzioni, altrimenti spareremmo  a quel paese tutte le persone che ci stanno sulle balle, ecco (con questo caro uomo che sparisci, potresti anche dirmi “Scusami, ma non c’e’ feeling”. Mi metterò il cuore in pace, te lo giuro!).

 

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Narciso. Caravaggio

(Quindi caro uomo che sparisci, quando sparisci, dato che sparisci, penso che le donne o gli uomini che lasci senza dir nulla, ecco penso che questi possano darsi da loro delle spiegazioni. Spero non ti dispiaccia)

Ecco i motivi della sua sparizione.

Se si tratta di un flirt innocente, o semi innocente, potreste pensare che 1) è impotente quindi con un sacco di ansia da prestazione che fa fuggire, 2) che possa essere segretamente gay. Se invece c’è stato qualcosa di più: 3) che sia in fin di vita (caro uomo che sparisci non avermene a male), e per questo, abbia respirato un po’ di vita con voi per poi sfuggire alla tua desolante realtà (e qua gli regaliamo anche un fondo di eroismo). 4) che lui sia parte di una famiglia di massoni, che lo ha già assegnato a una donna e, in preda al dilemma essere o non essere, abbia deciso di non essere (ma tenendosi fra le mani un vostro ritratto rubato e stampato da Facebook).

Quindi diciamo che se spiegazioni fantastiche bisogna darsele, che fantastiche siano.

Sicuramente la realtà potrebbe essere più banale, più stupida o più triste. Ma che importa? Se non hai modo di conoscerla, tanto vale, scegliersi la migliore.

Inoltre, non credo vi sia nulla di male nel perseguitare l’uomo che sparisce fino ad avere una spiegazione, se di una spiegazione si necessita. Cosa interessa che un uomo del genere pensi di te come di una psicopatica, stalker, disperata? Nulla. Che pensi quello che vuole.

 

‘Please don’t entertain me, Mr. Intentional
Oh I dont need your sympthy, Mr. Intentional
Stay away from me, Mr. Intentional
So undementional, Mr. Promotional, Mr. Emotional, Mr. Intentional’

Lauryn Hill Mr Intentional

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Perché va bene avere trent’anni, ma anche quaranta o novanta, ed essere single – ovvero da soli, senza un uomo/donna fissi (ma dico, bisogna anche spiegarlo?).

                                     No, un uomo single non è un uomo solo, è, semmai, un uomo da solo.

Aldo Busi

 

Qualche tempo fa mi son detta: “Ho più di trent’anni, devo trovare un uomo”. Ma perché?  “La maggior parte della gente che conosco è accoppiata e la maggior parte di quelli che non lo sono, sono veramente preoccupati di non esserlo”.  Quindi, forse, preoccupata, non avrei dovuto esserlo anche io? E poi è così – non importa quanto tu sia intelligente o indipendente- come uno a un certo punto si rende conto che “deve trovare un lavoro”, o “deve andare a fare la spesa perché il latte è finito”, c’è anche il momento – passati i trent’anni- in cui uno dice “devo trovare la mia dolce metà, la mia anima gemella, il bastone della mia vecchiaia, la ringhiera della mia vita” (questa l’ho inventata io).    Screen Shot 2017-09-25 at 11.03.20

E anche ritenevo – in maniera semplicistica – che, finalmente, trovandolo mi sarei liberata dal pensiero “devo trovare un uomo” e avrei iniziato a concentrarmi su cose più serie (come per esempio il libro che sto cercando di scrivere). Che cazzata! Lo so.          Inoltre, mio desiderio era anche mettere in pace mia nonna, le mie zie, mia madre (e le sue botte di zitella), mio fratello, il vicino di casa, le colleghe, il postino, il bagnino, l’anagrafe e il papa e per, finalmente, porre fine alla domanda idiota “Ma come mai sei single?” o alla ancor peggio consolazione non richiesta – e ripeto non richiesta:   “Non ti preoccupare, incontrerai qualcuno”- quando tu preoccupata non lo sei. E comunque, grazie, cara. Magari incontrerò tuo marito, thank you.

E quante donne, in preda all’ansia e al tic-toc e agli ormoni, appena incontrano un uomo sembrano chiedersi: è lui l’uomo con cui vivrò tutta la mia vita (come se uno fosse sicuro di avere tutta una vita)? Il padre dei miei figli e del mio chihuahua? L’uomo con cui farò colazione la mattina, sesso la sera, scongelerò il freezer e guarderò serie tv bevendo birra o tisane (a seconda che sia lunedì o sabato)? L’uomo che mi raccoglierà  la dentiera da terra, porgendomela con un sorriso e le parole: “Sei bella come il primo giorno”?

Posso dirvelo? Che ansia. Solo al pensiero mi viene l’ansia. Solo al pensiero di essere in cerca dell’UOMO, perché il tempo passa e le rughe aumentano e le ovaie si acquietano, sento una fitta allo stomaco e mi si annebbia la vista.

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“Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà”  “I care for myself. The more solitary, the more friendless, the more unsustained I am, the more I will respect myself.”  Jane Eyre – nella sua ricerca di indipendenza dalla morale comune e dai costumi-  rimane una delle mie eroine preferite.
― Charlotte BrontëJane Eyre

 

Quando ero piccola ero una gran bastian contraria e mi piaceva dire che avrei avuto quattro figli e li avrei cresciuti da me. Lo dicevo per rompere le scatole, per essere libera, per non dover per forza essere come eran tutti, lo dicevo con quella semplicità che può solo avere una bambina che non ne sa molto della vita (e proprio nulla del fattore ormoni e altro), ma che ha fame comunque di esserci, a modo suo. Mi pare che a otto anni fossi abbastanza avanti sui tempi e mi chiedo, se già da piccola avevo il desiderio di vivere la vita a modo mio, perché ora, perché proprio ora mi dovrei  rinchiudere nella paranoia, nella paura della solitudine, nel desiderio di essere – per forza- come di solito bisogna essere a trent’anni? Accoppiata? A dieci e  a vent’anni me ne fregavo – pur con normali momenti di smarrimento-, quindi, perché ora dovrei farne un problema? NO.

E credetemi, mi piacerebbe trovare un uomo, un pari, un compagno, con cui guardare 8 puntate su Netflix e con cui condividere gioie e dolori, ma va bene anche così.

E poi perché le persone, generalmente, non possono accettare che una persona possa essere felice anche da sola? Perché cazzo lo sono, anzi non sono mai stata più serena. Ma non son serena perché son da sola, son serena e basta! Per favore, chiedetemi altre cose. Chiedetemi semplicemente come va, e io vi dirò semplicemente la verità. Bene.

Quindi per ora va bene così, poi si vedrà.

VIVE LA LIBERTE’!

NB: Non comprendo quelle persone che tessono le lodi dell’esser single (come quella che ha sposato se stessa? E beh) o  di quelle che tessono le lodi dell’essere in coppia. Vi son lati positivi e negativi in entrambe le situazioni. Pare ovvio. E poi basta con quei luoghi comuni “Stare in coppia è un lavoro”,  e,  ti guardano, single, come se tu non potessi capire. Darling, anche stare da soli è un lavoro, un lavoro quotidiano come il tuo, credimi. Nessuno regala niente, come, saggiamente, dice mia madre.

 

 

Lettera alle femminazi, alle nuove bacchettone. Non voglio essere speciale solo perché sono una donna, no grazie. E non voglio la protezione di nessuno

“It’s a good thing I was born a girl, otherwise I’d be a drag queen.”
Dolly Parton

 

Lettera alle femministe di casa nostra Europa che si lamentano dell’oggettivazione mediatica del corpo femminile, che si lamentano dei magazine, dei film porno e del vicino di casa che le chiama Darling.

Care femminazi, care bacchettone 4.0,

Andate in Arabia Saudita, in Pakistan. Andate in Iran, in Burkina Faso, andate in Somalia o in Nigeria. State qua? Parlate di maternità, aborto, mutilazione genitale (avviene anche qui in Europa), parlate di diritti civili, parlate di diritti per tutti.

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IO METTO QUESTA FOTO MA LO FACCIO SOLO PER ME STESSA, OH

Ma, perfavore non ci rompete le palle con due foto di culi, con il vicino di casa che vi dice che belle che siete e con i magazine che vi dicono di dimagrire. E che noia. Cavoli vostri se date peso a quella pubblicità, se non rispondete a modo a quel vicino e se comprate quei magazine e ancor di più cavoli vostri se non avete educato i vostri figli a rispettare gli esseri umani, qualsiasi genere siano.  E che dire se la mattina leggete quella boiata pazzesca di Metro, piena di vip e tette, solo perché è gratis? Ve la siete cercata.  Avete scelto di leggerlo, nessuno vi ha imposto nulla! Per non parlare delle terza pagina de The Sun. Ma io dico, il Sun si compra, non è che ti svegli e qualcuno ti costringe a leggerlo e a guardare la terza pagina con la ragazza di turno in topless.

Un paio di settimane fa una giovane avvocato londinese Charlotte Proudman  ha messo alla gogna mediatica (su Twitter) un altro avvocato che lei aveva contattato, per motivi professionali, su Linkedin. Charlotte lo ha accusato di comportamento misogino dopo aver ricevuto da lui apprezzamenti sulla foto del suo profilo (ha scritto che la foto era stunning, molto bella). A parte  la non appropriatezza del commento (e comunque non ha commesso nessun reato, semmai ha mancato di stile), è legittimo, etico fare un public shaming sui social network (si torna al medioevo? Pubblica gogna senza appello?).

Ma vedo anche in questo Al lupo al lupo, una forma di vittimismo, capace di dare importanza a una tale inezia. E son accorsi in migliaia a ritwittare, convidere e applaudire la condanna di quel stunning in un sito di lavoro. Bisogna arrivare a questo tipo di terrore? Non basta, saper rispondere a tono, ignorare o affrontare qualsiasi commento non gradito?

E’ indubbio che ancora un sessismo culturale esista, ma siamo sicuri che per combatterlo sia necessario diventare delle bacchettone? Volevamo essere libere di essere, e ora ci troviamo a censurare, auto-censurare e giudicare?  Vogliamo proteggerci ed essere protette come fossimo delle bambine senza difese?

Come le quote rosa. Ma che  senso hanno. Come i premi letterari solo per donne. Ma cosa siamo? Delle sottosviluppate? Abbiamo bisogno del regalino, del recintino? Io non voglio entrare dalla porticina, voglio entrare dalla porta principale, oh. Noi occidentali, non siamo più il secondo sesso.

Questo  femminismo pop sta diventando patetico nel suo conformismo.  Ora va di moda, e moda sia. E le mode si sa, spesso si assumono senza capire bene il perché ma per sentirsi un po’ speciali. Si segue la scia, illudendosi di essere particolari. Particolari come un paio di jeans sdruciti della Levi’s. Insomma finché è un vestito o  un accessorio va bene, ma quando diviene una maniera di pensare?

Non voglio essere un essere speciale solo perché son una donna. No, grazie.

I’ve used my femininity and my sexuality as a weapon and a tool… but that’s just natural.

by Dolly Parton

Articolo da leggere su The Spectator:

Feminism is over, the battle is won. Time to move on

Non son cresciuta nelle banlieue parigine e non sono nera, ma Girlhood mi ha fatto ricordare quanto l’adolescenza sia stata uno dei periodi più brutti, con apici di straordinaria bellezza

Adolescenti, o come una volta sentii dire dallo scrittore Pinketts, adolescemi.  L’adolescenza è un periodo tutto a  stante, senza contorni ben definiti ma che ha marcato la vita di ognuno di noi (ancora rimango incredula quando qualcuno ricorda con totale piacere il periodo che va dai 13 ai 19 anni – secondo me, dormiva).

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“Diamante Nero’ in Italia. Dalla – bellissima- canzone di Rihanna Diamonds (scritta da Sia).

Ho visto il film francese Girlhood, e mi è piaciuto e mi ha ricordato vivamente i miei tormentosi anni da adolescema. In Girlhood si parla di ragazzine nere, che vivono nella banlieue parigina  con tutti i problemi annessi. Io, invece, son bianca e son nata in un paesino proto borghese/ turistico chic sulla costa ligure,  con tutti i non problemi annessi, ma che c’entra quando si è adolescemi.

L’adolescenza, il periodo in cui:

1) uno non si sente né bambino  adulto, e se si viene trattati da bambini ci si incazza, e se si viene trattati da adulti, si va in paranoia per la troppa responsabilità, e si finisce per non capirci nulla. Chi sono? Vedi alla parola boh!. “Richiedimelo fra 10 anni, (forse)”.

2) si vuole essere indipendenti, si vuole essere qualcuno, ma non si capisce indipendenti in che cosa e da che cosa, e si finisce per essere indipendenti nelle cose e nelle cause sbagliate (sbronze colossali, orribili tatuaggi di cui spesso ti pentirai, limonamenti con esseri improbabili).

3) avvengono epici litigi con i genitori. I genitori sembrano capacissimi nell’adolescenza a non capire proprio nulla di noi. NULLA  (non che dopo qualcosa cambi, ma per lo meno, siamo meno dipendenti da loro).

4) si covano grandi speranze e si affrontano le prime grandi delusioni. Gli ormoni ti portano in un viaggio di bipolarismo perenne, e non è bello.

5) si vuole piacere a tutti ma si vuole anche essere particolari, unici, si vuole essere se stessi. E questo porta solo a un gran casino nella propria testa. Ascoltare se stessi o gli altri? Boh! 

6) se sei sfigato non hai via di scampo nell’adolescenza. L’adolescenza non permette di essere brutti e noiosi.

 

Mary Ellen Mark workshop at Look3 (Pigeon Hole)

Mary Ellen Mark workshop at Look3 (Pigeon Hole)

7) si fanno le prime esperienze sessuali, e si confonde tutto. Si vuole esperire e scoprire cosa è il sesso per poi avere le prime scoperte: le femmine scoprono che la libertà di esperire può portar loro ad essere giudicate e così si viene davanti alla presa di coscienza di quanto la propria ricerca di libertà possa scontrarsi con il giudizio morale esterno. I ragazzi scoprono che la loro vita più o meno sarà comandata dal sesso, dalla necessità di scaricarsi (no?) e scopriranno l’ansia da prestazione, che non è mai bella.

In mezzo a tutti questi tormenti, quanto mi son divertita nell’adolescenza? Quanto ho riso con le mie amiche? Quante cavolate abbiam fatto insieme? In quello, quanto è stata bella e unica, l’adolescenza. Ecco in Girlhood, oltre il disagio di nascere in una periferia per nulla accogliente e in una società che non sembra volerti, c’è proprio tutto questo.

NB La scena nell’albergo è la mia preferita, e mi ha pure fatto piacere la canzone Diamond, cantata da Rihanna, quella dell’ombrello, toh, ma scritta da Sia.